
Cristina Ghetti si inserisce perfettamente nella categoria della "segmentazione a strisce". Nata in Argentina e ora residente a Valencia, in Spagna, da tempo incentra il suo lavoro sull'astrazione geometrica, spaziando tra pittura, installazioni e nuovi media, e approfondendo la sua ricerca nella "geometria post-mediale". Il suo lavoro non si limita a semplici strisce decorative nel senso convenzionale del termine, ma trasforma linee, fasce, increspature, sequenze ripetitive e ritmi visivi in un linguaggio strutturale della percezione.
Se il nucleo della "segmentazione a strisce" consiste nel dividere l'immagine, organizzare l'ordine e creare movimento visivo attraverso strisce continue, parallele, torsionali o ondulate, allora il lavoro di Ghetti ne fornisce un esempio emblematico. L'artista stessa ha dichiarato esplicitamente che la sua creazione si basa su una ricontestualizzazione di concetti astratti geometrici fondamentali, assorbendo attivamente i linguaggi dell'Arte Concreta, del Costruttivismo, dell'Arte Cinetica e dell'Op Art; si concentra in particolare sul "confine tra percezione e realtà" e utilizza strumenti digitali per generare opere in diversi formati, creando nuove connessioni tra geometria, colore, movimento e suono. In altre parole, le sue strutture a strisce non mirano a disporre l'immagine in modo ordinato, bensì a indurre un senso di movimento, spostamento e incertezza nell'esperienza visiva stessa.
Osservando la sua serie di opere, i titoli ricorrenti come *Mareas*, *Double Wave*, *Gradient* e *Colour Thinking* lasciano già intuire la sua direzione formale: non una composizione di cubi chiusi, né una semplice divisione a griglia, ma un'organizzazione visiva più vicina a "flusso a nastro", "progressione a onda" e "transizioni graduali". Nel 2016 ha anche tenuto una mostra personale intitolata "stripe-generators", a indicare che le "strisce" non sono semplici motivi localizzati accidentali, ma piuttosto uno degli elementi fondamentali del suo vocabolario, coltivato nel corso di un lungo periodo. Per lei, le strisce agiscono come un generatore: possono sia dividere lo spazio che generare ritmo; possono sia stabilizzare l'immagine che farla vibrare costantemente.

L'importanza dell'opera di Ghetti risiede nella sua capacità di trasformare la "divisione a strisce" da composizione statica a meccanismo percettivo. I media spagnoli, commentando la sua mostra del 2019, hanno sottolineato come l'artista crei illusioni ottiche di spazio e profondità attraverso linee e colori distorti. Lo sguardo e i movimenti dello spettatore alterano la sua comprensione dell'opera, poiché movimenti diversi attivano forme, motivi e relazioni ripetitive differenti. Questo è fondamentale: nella sua opera, le strisce non sono un semplice riempitivo di sfondo, ma piuttosto strutture che si "attivano" con la visione. Lo spettatore non riceve passivamente un'immagine di fronte al dipinto, ma sperimenta costantemente movimento in avanti, indietro, rotazione, sfarfallio e deriva all'interno della frequenza, densità, direzione e ripetizione delle strisce.
Pertanto, da una prospettiva di analisi formale, la "divisione a strisce" di Christina Getty possiede almeno tre livelli di valore. In primo luogo, è un modo per stabilire un ordine. Le strisce dividono l'immagine in unità controllabili, ripetibili ed estensibili, conferendo all'astrazione geometrica una struttura chiara. In secondo luogo, è un modo per generare movimento. Grazie alle variazioni di spaziatura, spessore, curvatura e gradazione di colore tra le strisce, un'immagine statica viene percepita come un campo fluido. In terzo luogo, è un modo per creare spazio. L'artista utilizza frequentemente strisce ondulate, contorni curvi e colori sfumati per far apparire il piano bidimensionale ondulato, sinuoso e profondo, come se uno spazio in costante rotazione fosse nascosto al suo interno. Queste sono le forme più tipiche e avanzate dello stile "divisione a strisce".

Rispetto a molti artisti geometrici che enfatizzano una fredda razionalità, il linguaggio a strisce di Ghetti possiede una caratteristica distintiva: non è rigido. Le sue strisce spesso trasmettono un senso di ondulazione, respiro e ritmo, come onde sonore, increspature dell'acqua, elettricità o segnali digitali. Pertanto, sebbene il suo lavoro si fondi sulla tradizione dell'astrazione geometrica, non si limita a una mera ripetizione delle regole moderniste. È più come se reintroducesse l'Op Art e la Kinetic Art del XX secolo in un contesto contemporaneo, utilizzando la generazione digitale, la traduzione pittorica e metodi cross-mediali per rendere le strisce un sistema visivo che sia al contempo razionale ed emotivo. Il suo background di ricerca e le sue dichiarazioni creative dimostrano che non si limita allo stile, ma spinge attivamente l'astrazione geometrica verso nuovi media e nuove esperienze percettive.
Pertanto, collocare Christina Getty all'interno del "modulo della divisione a strisce" è estremamente appropriato. La sua rappresentatività risiede non solo nell'uso delle strisce, ma anche nella dimostrazione che le strisce possono essere un metodo per suddividere un'immagine, nonché un mezzo per creare un senso di tempo, movimento, profondità e coinvolgimento dello spettatore. Nel suo lavoro, la divisione a strisce non è più una mera tecnica formale, ma una struttura centrale che collega l'astrazione geometrica, l'esperienza ottica e le problematiche percettive contemporanee. È proprio in questo che risiede il suo vero valore all'interno di questo modulo.

Lezioni F2-5: Analisi delle opere di Cristina Ghetti (Clicca per ascoltare la lettura)
Cristina Ghetti si inserisce perfettamente nella categoria della "segmentazione a strisce". Nata in Argentina e ora residente a Valencia, in Spagna, da tempo incentra il suo lavoro sull'astrazione geometrica, spaziando tra pittura, installazioni e nuovi media, e approfondendo la sua ricerca nella "geometria post-mediale". Il suo lavoro non si limita a semplici strisce decorative nel senso convenzionale del termine, ma trasforma linee, fasce, increspature, sequenze ripetitive e ritmi visivi in un linguaggio strutturale della percezione. Se il nucleo della "segmentazione a strisce" consiste nel dividere l'immagine, organizzare l'ordine e creare movimento visivo attraverso strisce continue, parallele, torsionali o ondulate, allora il lavoro di Ghetti ne fornisce un esempio emblematico. L'artista stessa ha esplicitamente affermato che il suo lavoro si fonda su una ricontestualizzazione dei concetti fondamentali dell'astrazione geometrica, assorbendo attivamente i linguaggi dell'Arte Concreta, del Costruttivismo, dell'Arte Cinetica e dell'Op Art; si concentra in particolare sul "confine tra percezione e realtà", utilizzando strumenti digitali per generare opere in diversi formati, creando nuove connessioni tra geometria, colore, movimento e suono. In altre parole, le sue strutture a strisce non sono concepite per disporre l'immagine in modo ordinato, ma per far sì che la visione stessa ondeggi, si sposti e diventi incerta. Osservando la sua serie di opere, i titoli ricorrenti come *Mareas*, *Double Wave*, *Gradient* e *Colour Thinking* alludono già alla sua direzione formale: non cubi chiusi, né semplici divisioni a griglia, ma un'organizzazione visiva più vicina a "flusso a nastro", "progressione a forma d'onda" e "transizioni graduali". Nel 2016 ha anche tenuto una mostra personale intitolata "stripe-generators", a indicare che le "strisce" non sono semplici motivi localizzati accidentali, ma uno degli elementi fondamentali del suo vocabolario, coltivato nel corso di un lungo periodo. Per lei, le strisce agiscono come un generatore: possono sia dividere lo spazio che generare ritmo; possono sia stabilizzare l'immagine che farla vibrare costantemente. L'importanza di Ghetti risiede nella sua trasformazione della "divisione a strisce" da composizione statica a meccanismo percettivo. I media spagnoli, commentando la sua mostra del 2019, hanno sottolineato come l'artista crei illusioni ottiche di spazio e profondità attraverso linee e colori distorti; lo sguardo e i movimenti dello spettatore alterano la comprensione dell'opera, poiché movimenti diversi attivano forme, motivi e relazioni ripetitive differenti. Questo è cruciale: nella sua opera, le strisce non sono un semplice riempimento dello sfondo, ma piuttosto strutture che si "attivano" man mano che lo spettatore le osserva. Lo spettatore non riceve passivamente un'immagine di fronte al dipinto, ma sperimenta un flusso continuo di movimento – avanti, indietro, rotazione, sfarfallio e deriva – attraverso la frequenza, la densità, la direzione e la ripetizione delle strisce. Pertanto, da una prospettiva di analisi formale, la "divisione a strisce" di Christina Getty possiede almeno tre livelli di valore. In primo luogo, è un modo per stabilire un ordine. Le strisce dividono l'immagine in unità controllabili, ripetibili ed estensibili, conferendo all'astrazione geometrica una struttura chiara. In secondo luogo, è un modo per generare movimento. Grazie alle variazioni di spaziatura, spessore, curvatura e gradazione di colore tra le strisce, un'immagine statica viene percepita come un campo fluido. In terzo luogo, è un modo per creare spazio. L'artista utilizza frequentemente strisce ondulate, contorni curvi e colori sfumati per far apparire il piano bidimensionale ondulato, sinuoso e profondo, come se uno spazio in costante rotazione fosse nascosto al suo interno. Queste sono le forme più tipiche e avanzate dello stile "a divisione a strisce". Rispetto a molti artisti geometrici che enfatizzano una fredda razionalità, il linguaggio a strisce di Ghetti ha una caratteristica distintiva: non è rigido. Le sue strisce possiedono spesso un senso di ondulazione, respiro e ritmo, come onde sonore, increspature dell'acqua, elettricità o segnali digitali. Pertanto, sebbene il suo lavoro si basi sulla tradizione dell'astrazione geometrica, non è una mera ripetizione delle regole moderniste. È più simile a una reintroduzione dell'Op Art e della Kinetic Art del XX secolo in un contesto contemporaneo, utilizzando la generazione digitale, la traduzione pittorica e metodi cross-mediali per rendere le strisce un sistema visivo che è al contempo razionale ed emotivo. Il suo background di ricerca e le sue dichiarazioni creative dimostrano che non si limita allo stile, ma spinge attivamente l'astrazione geometrica verso nuovi media e nuove esperienze percettive. Pertanto, collocare Christina Getty nel "modulo della segmentazione a strisce" è molto appropriato. La sua rappresentatività risiede non solo nell'uso delle strisce, ma anche nella dimostrazione che le strisce possono essere un metodo per suddividere l'immagine, nonché un mezzo per creare un senso di tempo, movimento, profondità e coinvolgimento dello spettatore. Nel suo lavoro, la segmentazione a strisce non è più solo una tecnica formale, ma una struttura centrale che collega l'astrazione geometrica, l'esperienza ottica e le problematiche percettive contemporanee. Questo è precisamente il suo vero valore in questo modulo.
